//
archives

Archivio per

Radici


“Radici” Vera Somerova VerSo

olio su tela, 40×50

Annunci

Silenzio

 

 

Rimanere in silenzio, tacere, ascoltare… Vivere il silenzio, godere il silenzio, amare il silenzio. Il silenzio presuppone la quiete, pace ed armonia assoluta del nostro io più profondo. L’animo umano necessita il silenzio e detesta il rumore poiché il silenzio riporta l’uomo alla natura, il rumore dalla natura lo distoglie. Certo, è molto più facile vivere nel rumore, lo si trova ovunque… il silenzio no, non è in vendita, non è alla facile portata… il silenzio va cercato e perseguito con tenacia ma in silenzio.

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo

La televisione uccide

“La televisione uccide l’intelletto”

disse la signora Tina

mescolando la salsa di pomodoro…

“Eh già…”

rispose il signor Pino

grattandosi, distrattamente, il capoccione

perché lui aveva proprio un capoccione

non una testa qualsiasi

quasi un globo

tondo

pelato

lucido.

Sudava, il signor Pino,

sudava come un maiale.

“Sudi come un maiale”

mormorò la signora Tina

o, meglio, bofonchiò

sotto i baffi

perché la signora Tina aveva i baffi

non proprio da gendarme

ma ci si avvicinava…

“E spegni quello schifo, è una vergogna”

La vergogna era una ballerina

mezza nuda

tutta cosce, tette e culo

e la signora Tina

non sopportava proprio

che quel deficiente di suo marito

sbavasse per cinquanta chili di carne

fasciati da due scampoli

di volgare stoffa colorata.

A me tanto schifo non sembra

pensava il signor Pino

tenendo ben serrate le labbra

per non farsi sfuggire neanche

un suono di approvazione,

peggio: un lamento di piacere…

E che piacere…

I cinquanta chili si muovevano

sinuosamente sul palco

mostrando generosamente

il mostrabile…

ed il dolce ondulare delle chiappe

portava il signor Pino in paradiso

d’immaginazione

di poter

magari

avere

la possibilità

ancora

ancora

di toccare

sfiorare

amare

penetrare

dare

avere

avere…

Un’erezione…

Ecco… ci siamo quasi

Forse questa volta…

“Sudi come un maiale”

borbottò il sugo di pomodoro

“…e spegni quella cosa, scimunito!”

“….la televisione uccide l’intelletto!”

.…..la televisione uccide……

…….la televisione uccide…….

Forse era meglio spegnerla

pensò il signor Pino

osservando la televisione

sul pavimento

Rotta…

silenziosa…

senza la ballerina

ma con il sugo di pomodoro

ed i cento chili

della signora Tina

sotto…

Silenziosi,

stranamente…

Forse era meglio…

sorrise il signor Pino…

Accarezzandosi…

La sua più grossa erezione.

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo

Ode a nonno H.

Mio nonno aveva occhi di pervinca,

sapeva di tabacco e parlava poco

Mio nonno aveva un casco di cuoio

ed una vecchia moto con la sidecar

con la quale portava la nonna

a fare la spesa…

Mio nonno è stato giudicato troppo giovane

per esser arruolato nella prima guerra mondiale

e troppo vecchio per far da soldato in quella seconda:

ma entrambe lo hanno minato nell’anima…

Mio nonno aveva molti fratelli, molti zii e molti cugini…

Due fratelli

Tre zii

Tre cugini

videro il loro ultimo sole sui campi di battaglia

della “grande guerra”:

forse uccisi dal gas nervino…

forse da un colpo di baionetta…

forse da una mitragliata…

forse da stenti…

Mio nonno aveva molte sorelle, molte zie e molte cugine…

Una sorella

Tre zie

Quattro cugine

non videro la bianca colomba di pace:

forse uccise dalla carestia…

forse dalla spagnola…

forse dal crepacuore…

Mio nonno era nato tedesco ed odiava il Kaiser.

Mio nonno era un atleta…

Faceva la lotta greco-romana,

correva come una lepre,

sollevava i pesi,

saltava in alto e tirava di fioretto…

Mio nonno era un pittore…

Dipingeva monti innevati,

campagne fiorite,

mari che non aveva mai visto,

marinai cotti dal sole

che avevano facce dei suoi fratelli morti…

Mio nonno aveva un allevamento di pastore tedesco…

I suoi protetti erano campioni riconosciuti,

ammirati per la bellezza e per l’addestramento…

Mio nonno amava i suoi cani…

Poi vennero i nazisti e smembrarono l’allevamento

portando chissà dove i cani adulti ed i cuccioli…

Mio nonno era nato tedesco ed odiava i nazisti.

Mio nonno aveva una moglie e tre figli

perennemente affamati…

Prigionieri della città

dove si sopravviveva

con scarse razioni di cibo

che non bastavano mai…

E quando il rumore di stomaci vuoti

superava la paura…

mia nonna si faceva il segno della croce,

stirava la camicia di nonno più bella,

spolverava la giacca con risvolti di velluto

e pantaloni alla zuava…

lucidava gli stivali di cuoio…

E lui, mio nonno…

si vestiva di tutto il punto,

prendeva una grossa valigia di cartone

ed un cappello con la piuma,

e saliva sul treno

per andare in campagna

dove per un orologio,

un gioiello della moglie,

le lenzuola di lino del corredo…

il contadino amico

gli donava qualche uovo,

farina, burro, fagioli…

carne, se andava bene…

E, di ritorno, in stazione…

con la valigia che pesava,

di cibo e di terrore…

lui,

con i suoi stivali lucidissimi

che volevano correre…

camminava lento

lentissimo

e faceva “heil hitler”

a tanti soldati in pattuglia

sorridendo

e sudando freddo

rischiando la vita

ogni volta

ogni volta…

perché il procurarsi cibo

per cercare di sfamare i figli…

era un reato

punito con la fucilazione sul posto.

Mio nonno era nato tedesco ed odiava Hitler.

Mio nonno aveva una palazzina in città

ed un terreno in campagna…

Durante la guerra

sul campo stazionavano i carri dei tedeschi

e la casa era occupata dalle loro famiglie…

Dopo la guerra

I nuovi re giudicarono la casa ed il campo

troppo grandi per una sola famiglia

ed in nome della giustizia comunista

assegnarono a nonno

un pezzo d’uno dei suoi appartamenti

ed un piccolo appezzamento di terra…

per le sue coltivazioni private,

dissero…

Mio nonno era nato libero ed odiava le dittature.

Mio nonno ha conosciuto due guerre

ma non si era temprato

dal fragore della morte,

dal terrore delle carni lacerate,

dal sopruso del vincitore,

dall’umiliazione del vinto,

dagli occhi dei bimbi orfani,

mutilati,

violati,

vilipesi.

Gli occhi di mio nonno contenevano il cielo…

anche quello delle ultime battaglie…

casa per casa…

cortile per cortile…

strada per strada…

tra russi e tedeschi

in quel maggio 1945

dove neanche i fiori sbocciati

riuscivano a coprire l’odore di morte.

Arruolarono i vecchi ed i ragazzini

i tedeschi…

nel nome di un nulla,

di una guerra persa,

d’insensata voglia

di altri spargimenti di sangue

inutili

E questi miseri soldati improvvisati

morivano come mosche

nel nome di un nulla

nel nome della follia

nel nome di un Dio

che non guardava più…

Mio nonno nascose mio padre in soffitta

per non correre i rischi…

perché era nato tedesco

e mio padre aveva quasi quindic’anni…

Quindic’anni da compiere…

poteva voler dire “uomo”

per qualche invasato…

E lui…

sotto un vecchio tavolo

respirava la polvere

e si tappava le orecchie

per non sentire il rumore

assordante

dell’artiglieria,

dei cingolati,

dei lanciarazzi russi…

delle mitraglie dei tedeschi…

per non sentire il pianto di terrore

dei suoi fratelli più piccoli

ed il gocciolare, lento, delle sue stesse lacrime…

La gente uscì per strada, festante

La guerra è finita!

Gridavano,

cantavano,

si baciavano…

Festeggiavano…

I soldati russi,

ubriachi di vodka e di vittoria

ballavano per le strade…

tra i cadaveri dei tedeschi,

tra i corpi ammassati dei civili,

tra i miseri resti dei loro commilitoni…

La città aveva la libertà

ma puzzava di morte…

Mio nonno si rimboccò le maniche

e con altri come lui

formarono le squadre di civili

per riportare ordine e vita tra la gente…

E per giorni,

giorni e giorni…

per settimane…

raccolsero i cadaveri

per seppellirli

in fosse comuni…

con la morte nel cuore,

con gli occhi che non vedevano più

per le lacrime,

per l’orrore,

per umana pietà,

per quel mezzo litro di vodka al giorno,

l’unica paga per un lavoro

necessario,

terribile,

massacrante…

E venne il giorno

in cui mio nonno

trovò un mucchio di cadaveri

ai piedi del muro di Špilberk…

ragazzi e vecchi

ragazzi e vecchi…

Ragazzi privati dal futuro

ragazzi dagli occhi grandi

spalancati

azzurri solo dal cielo…

immobili…

Ragazzi in buffe uniformi tedesche

più grandi dei loro corpi

ancora acerbi…

Ragazzi

con un fucile tra le mani

che non era un giocattolo…

Ne riconobbe due…

Due ragazzi

compagni di scuola di suo figlio…

e da allora

quel mezzo litro di vodka

in dotazione

non bastò più

non bastò più

non bastò più…

Mio nonno era nato tedesco ed odiava la guerra.

Mio nonno aveva un orologio a cucù

con i pendoli a forma di pigna,

una pipa di legno rosa

e mani d’oro.

Mio nonno riparava tutto,

tutto rinasceva tra le sue mani

a nuova vita…

a nuova vita…

Mio nonno era un artista…

dipingeva tristi paesaggi…

mari in burrasca…

i ragazzi dai capelli rossi

con le facce di quelli morti

che aveva seppellito…

Già… mio nonno era un artista

quando non beveva

quando non beveva

quando non beveva…

Mio nonno aveva una moglie,

tre figli,

quattro nipoti,

dieci pronipoti, non tutti conosciuti…

ed una bottiglia…

A volte l’ordine cambiava e

mio nonno aveva una bottiglia,

tre figli,

quattro nipoti e dieci pronipoti

che si vergognavano di lui.

La bottiglia mai…

lei ne andava fiera

anche quella volta,

a guerra finita,

quel giorno

che a nonno dissero:

sai, i tuoi cani,

i tuoi bellissimi,

amatissimi,

addestratissimi cani…

facevano da guardia

in campi di concentramento

per non far fuggire i prigionieri

più morti che vivi

ed ancora più terrorizzati

dal ringhiare feroce

dei tuoi cani

dei tuoi cani

dei tuoi cani

Mio nonno era nato tedesco ed amava i cani…

ma non ne ha mai più voluto uno.

Copyright©2009 Vera Somerova VerSo

L’ispirazione

L’ispirazione è sempre maledettamente fuggevole… credi d’averla ma se appena, appena ti distrai… vola via, farfalla impazzita, che si beffa di te…

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo

Vacche grasse

“È finito

il periodo di vacche grasse”

si soffia il naso

rumorosamente

il macellaio Antonio…

Lui si

che è esperto in materia

Se non lo sa lui

chi altri ?

Le massaie in fila

annuiscono vigorosamente

“Le solite fettine?”

Già

le fettine al martedì

il pollo al mercoledì

il ragù al giovedì

ed il venerdì ti frego:

mangio il pesce…

“Ci tocca stringere la cinghia…

è quasi un chilo, lo lascio?”

Tanto lo lasci lo stesso…

Sgomenta

allargo le braccia:

un chilo di fettine

a peso d’oro…

Guardo in cagnesco

pacchiano collier

d’oro e brillanti

sul collo della moglie

alla cassa…

Mi sorride

con i denti

d’oro…

Scintillante

d’un opulento piacere

lei

e l’ultimo modello

della mercedes

davanti alla macelleria

Pagato

con le mie fettine

d’un povero vitello

soppresso per

ingrassare me

ed ingrossare

le tasche di Antonio.

Da domani

divento vegetariana…

È finito

il periodo di vacche grasse…

Copyright©2010 Vera Somerova

Morte

Morte ?

Sorella gemella della vita…

Dicono…

Ma quale parentela!

Lei sì, è la mia sorella,

madre e figlia…

Tu, morte

una matrigna malvagia!

Morte?

Ti invocano,

adorano,

supplicano,

addobbano con aggettivi

teneri:

“dolce” ti sussurrano,

“clemente” ti lusingano,

“eterna” ti supplicano,

“amica” ti mentono…

“Vieni”

“Prendimi”

“Portami con te”…

Ma sanno

quel che vogliono?

Morte?

Ascolta, ascolta!

Tu sorda e muta

e cieca…

Ascolta la vita

E goditela…

Ah, un desiderio solo

al Genio della lampada:

Fa che la Morte

possa morire!

“Collana di perle 2” EditSantoro

Copyright©2009 Vera Somerova

Irriverente

Voglio partire

Andare

Volare

In saette trasformare

le gambe e le braccia

E più scintillante

d’un aereo da caccia

vagherò per campi eterei

Tra nubi lampeggianti

ed arcani pianti

io volerò sui monti

guardando dal colle

il sole che indora

la baia feconda…

E l’odorosa flora

di mirti perenni

e lavande viola

si specchierà nell’onda

del mar che la riflette…

Donna, che vuoi?

Giocare a tresette

con la vita eterna?

Irriverente…

La tua nave affonda

Si spegne la lanterna

Nel grido di mille voci

Impotente…

Perché adesso taci?

Copyright©2011 Vera Somerova (VerSo)

C’est la vie…

Vita… sei una donna di strada, puttana comprata per un lasso di tempo…quel tempo sempre troppo breve…

Vita, mesta goliarda, ridi tra le lacrime sopra il tuo stesso cadavere…

Vita… c’est la vie… meglio godersi gli ultimi addii… serrando le ginocchia, chiudendo le gambe…

Copyright©2011  Vera Somerova VerSo

VerSo

Poesie? Ne ho scritte tante… ora mi aspetto che qualcuna di loro scriva me…
luglio: 2011
L M M G V S D
« Giu   Nov »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 60.070 follower

COPYRIGHT © Legge sul diritto d’autore (Legge n.633/1941) Ogni opera a mio nome -scritta o dipinta- contenuta nel presente blog è originale e personale di mia esclusiva produzione, pertanto coperta da copyright e tutelata ai sensi delle normative in materia (Legge 22 aprile 1941 n.633 e Decreto Legislativo 9 aprile 2003 n. 68) Alcune immagini pubblicate in questo blog sono state reperite nel Web in quanto considerate di pubblico dominio e/o liberamente scaricabili previa segnalazione della provenienza. Il copyright è degli aventi diritto. Qualora si ritenga che uno o più files qui presenti ledano i diritti di copyright, si prega di avvisare. Si ricorda che qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione dell’autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della Legge 22 aprile 1941 n. 633.