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Al pepe (grafomania incoerente)

A Montecarlo si vive con i tacchi alti

Si vede che questo è un periodo di “zeta”, interscambiabilmente diviso tra fugaci -ma pur sempre perniciosi- incontri con il “cretino” e le letture capaci di farmi venire la bile anche negli occhi… C’è da dire che a volte me la cerco… la bile in travaso, intendo… chissà… La innegabile e pericolosa capacità di leggere ce l’ho dall’età di cinque anni, il talento di comprendere la scarsa preparazione di alcuni scrittori e/o giornalisti si è formato nel tempo, frutto di lunghe letture e feroci arrabbiature: vuoi per mancanze grammaticali, ortografiche e/o conoscitive di certe penne …

Insomma, mi è capitata tra le mani una vecchia rivista e sfogliando, sfogliando mi sono imbattuta in un articolo dal titolo altisonante “A Montecarlo si vive con i tacchi alti”… Avevo qualche minuto di tempo e mi sono messa a leggere… avrei dovuto buttare quella rivista anni luce fa, il perché si trovava tra quintali di carta ancora da mettere in ordine, il perché è emersa oggi dal buio della dimenticanza… è un mistero. Fatto sta che la lettura mi ha scatenato una serie di istinti che definire bassi sarebbe un eufemismo. Non ci penso neanche a scagliare le pietre sul modo di scrivere della sconosciuta giornalista o sulla qualità delle fotografie dell’altrettanto sconosciuto fotografo… quello che mi ha inviperita e continua a provocarmi è ben altro…

La “cecoslovacca in pantarete fino al collo”, improbabilmente ubicata nei saloni dello Yacht Club, potrei anche digerirla… Per meglio dire: non mi strozzo con l’immagine di un’avvenente fanciulla, agghindata in una veste a rete da capo ai piedi, che circola, indisturbata dalle forze dell’ordine ed in barba all’eventuale comune senso del pudore, nei locali di uno dei posti più esclusivi di Monaco…

Ma una cecoslovacca?

Oltre alle “due pic-assiette” sulle quali torno dopo, un “vecchio inglese traballante“non si sa se per vecchiaia o eccesso di alcol e la appiccicosa ” irlandese”…  la coraggiosa giornalista ammette apertamente di aver visto un fantasma e per giunta mezzo nudo! Una cecoslovacca? Cos’è “una cecoslovacca” se non un ectoplasma materializzatosi dal passato?

Le cecoslovacche sono un genere estinto al pari dei dinosauri a causa delle radicali modifiche del loro habitat naturale. La differenza tra una cecoslovacca ed un dinosauro sta nei tempi, ovviamente, e nei modi: La prima è sopravvissuta all’”era glaciale” del suo paese estinguendosi poi nel nome e non nella carne: in virtù di una soffice divisione tra la parte ceca e la parte slovacca… Il secondo, poverino, non è stato così fortunato. Mai sentito parlare di Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca?  Di Boemia e di Moravia? Di cechi e di slovacchi? O, magari, di boemi e di moravi? Lungi dal voler fare disquisizioni politico geografiche, mi preme soltanto puntualizzare che gli abitanti della Repubblica Ceca si dividono in cechi detti anche boemi ed in moravi… Bohemien in capitoli a parte. Approfondimenti della materia anche. Sigh.

Una perla poi sono le “due pic-assiette”

Tolta la visione di due piatti e di un picchio che mi si presentano spontaneamente, mi domando, ancora una volta, cos’abbia visto la signora giornalista….

Pique-assiette? C’erano due scrocconi? Piatti con piccone, imponibile a picco, picchio in due piatti…assetto…a picco? Sono stata nei locali dello Yacht Club due o tre volte, ma cose così non le ho mai viste… sarà perché sono… ceca? Confonde la mia origine, confonde… si pronuncia uguale con “i” e senza:)…  Ma perché non usare la lingua italiana con le sue espressioni così ricche, saporite ed appropriate? Non c’è bisogno di appartenere alla gloriosa Accademia della Crusca per risentirsi davanti ad un improponibile “pic-assiette”. NB, da quanto ho capito, con quell ‘espressione si volevano designare due ragazzette -come dire- di facili costumi…

E come se non bastasse, articolo è pieno di vari chaperon, cocktails, yacht oversize, convention, administration, simil-entraineuse, hall, acqua-gym, tailleur, top, décolleté, bordeline, blazer… ecc… ecc…

Che dire? Sì, sì… sono parole che mi innervosiscono. Mi innervosisce sentirle pronunciare e mi stanca leggerle nelle riviste anche se, a denti stretti, mi tocca ammettere che quasi tutte codeste locuzioni fanno ormai parte del linguaggio comune… con tanto di inevitabili storpiature da parte di coloro che le adoperano. Non dovrei essere io, cresciuta in un’altra nazione, a disquisire sui vocaboli. La lingua italiana non l’ho mica succhiata col latte materno e neanche l’ ho studiata sui banchi di scuola. E poi: faccio un sacco di errori terribili… Ma la amo… sì, io amo questa lingua per me non natia… me la coccolo, mi ci riempio la bocca con le sue sillabe, con le sue parole mi ci ubriaco e ci gioco. Adoro la morbida opulenza e la musicalità dell’italiano… e per quanto riesco, la uso. E non mi sento meno moderna, o “in”, se non inficio i miei discorsi con le parole francesi o inglesi, lingue che, peraltro, parlo. Ho vissuto in Italia ininterrottamente per ventisei anni, mi ci sono laureata e ormai ce l’ho nel sangue…

Parvenu”? Che azz c’entra con l’italiano? L’assonanza di questa parola mi fa venire in mente qualcosa di “indiano”, qualcosa che ha a che fare con le caste,… un intoccabile,… un derelitto. Perché non usare il vecchio e sano termine “arricchito”?

“A Montecarlo si vive con i tacchi alti”? E chi lo sa…Io mi sono goduta Monte-Carlo ed i suoi dintorni per ben 11 anni ed i tacchi alti non li ho mai messi… Causa? Forse con un metro e settantacinque non ho bisogno di aggiungere centimetri alla mia statura o -più banalmente- non mi va di rischiare la caviglia o i legamenti del ginocchio in improbabili performance di camminata traballante sui trampoli, anche se supercostosi, di marca, argentati, dorati o con i strass… E come me, credo, la pensano in molte. E poi: chi vuol mettere i tacchi, li metta… Il detto “la donna è nata per soffrire” avrà così un senso. Ma, per piacere,  non sentenziamo che a Monte-Carlo si vive per forza con i tacchi alti… Basta guardare la televisione o certi rotocalchi che pubblicano a iosa le fotografie di quelle famose e quelle che vorrebbero esserlo, per rendersi conto di quanti centimetri di tacco hanno sotto e dove si trovano… Al di là delle canzonature, c’è un sacco di posti e di occasioni dove una donna, se lo desidera, può esibire la vertiginosità dei suoi tacchi… fregandosi del sospetto che l’altezza del tacco aumenta proporzionalmente alla diminuzione della massa cerebrale.

Non mi va di dissezionare completamente tutto quanto articolo che, peraltro, riconosco non privo di tante verità. Ma leggendolo, uno si aspetterebbe di ammirare, in fotografia, i famosi l’Hôtel e Caffè de Paris, lo Yacht Club, l’Hermitage, l’inflazionato Casinò e meno conosciuti giardini giapponesi… scene di qualche ricevimento superesclusivo con bellezze mozzafiato arrancanti, ovviamente, su scarpe dai tacchi vertiginosi… di marca Jocomomola o Jamamoto; anche Honda o Suzuki potrebbero andar bene purché décolleté e borchiate… Invece niente di tutto ciò! Le fotografie che corredano l’articolo non solo non c’entrano nulla con quanto vi è scritto ma non si riesce neanche a capire dove siano state scattate. Compito arduo anche per me che conosco bene il Principato, figuriamoci un lettore che non lo ha mai visto.

Il famoso detto dell’uovo (foto) e della gallina (testo) che si interroga sul primato dell’esistenza dell’uno o dell’altra, vorrebbe, nel caso che l’uovo fosse nato per primo, un contenuto che gira intorno alla “normalità” o –addirittura- intorno alla “bruttezza”. La signora giornalista, in questo caso, avrebbe potuto indirizzare la sua penna verso qualcosa come “anche a Montecarlo ci sono i posti brutti” o, “anche nel Principato dei nababbi vivono e lavorano le persone normali”… Porta aperta alla saponata sulle commesse e le cassiere del Carrefour,… sugli impiegati bancari –tantissimi- che gestiscono fortune non loro,… sul personale che lavora alla SMA (nettezza urbana monegasca che qui, tra l’altro, tutte le mattine lava le strade… a mano, con getti d’acqua da tubi di gomma e lance)…

Oltre a quelli che il calcio, quelli che la notte e vari quelli che i miliardi, ci sono quelli che ti danno il caffè nei bar, quelli che lavorano in ospedale,… i giardinieri, i poliziotti…le parrucchiere, i camerieri, i venditori e le venditrici di tutti i generi… comprese quelle che vendono i propri corpi…

E poi c’è il Sass, il Jimmy’z e tutto e più di tutto quanto la signora giornalista abbia descritto nel suo articolo. Va bene, va bene tutto. Ma senza esagerare. A me hanno insegnato che anche se “non è elegante girare in vestaglia fuori dalla camera da letto”, lo si può accettare in quanto non nuoce a nessuno se non all’immagine di colui o colei che lo fa… La mia mamma è di Brno e mi ha inculcato di distinguere l’ironia bonaria dalla satira e di astenersi dall’usare termini che da soli potrebbero offendere. Mi riferisco ad “anziani in stampelle e pannolone che vanno alle slot machine”. Io personalmente trovo questa espressione feroce. E da pittrice vedo una tela con scarni esseri vestiti di solo pannolone che stancamente zoppicano affannandosi su per un pendio che li porterà nel paradiso luminoso delle slot machine… E da essere umano vedo la casa del pensionato dov’è stata “ricoverata” una mia zia, dove ci sono molti anziani che il pannolone lo portano davvero e non per scelta e nonostante questo sono e cercano di essere dignitosi… e quando passi dai corridoi ti sorridono, non proprio belli ma luminosi, luminosissimi nel loro sorriso…  E visto che sull’argomento potrei aprire un dibattito rischiando di tirare giù la luna dal cielo, (sempre il detto di mia mamma), uso quel poco di saggezza che l’età mi ha voluto donare e…sorvolo… per soffermarmi ancora sulle fotografie…

Il completo scollegamento tra il testo e le immagini è una cosa voluta? Un caso? Gli antichi dicevano che nulla al caso si pone… In ragione di questo: cosa ha voluto far vedere ai lettori il fotografo? I posteggi con le sbarre ed i pali delle bandiere non sono molto decorativi e poco importa se appartengono ad un albergo con annesso Casinò della stazza di Monte-Carlo Grand Hôtel…

Le strade e gli ingressi dei palazzi, ritratti tristi e privi di personalità, sono tanto anonimi da poter appartenere a qualunque luogo…E quella Bentley posteggiata vicino alla vetrina nell’ultima immagine?… Si sa, lì ce li vendono,… le Bentley… La signora in bianco, presa di spalle con due uomini che la precedono ed un telefonista che sembra non far parte del gruppetto, incuranti dell’amicante vettura di lusso, vanno dove devono andare… a tacchi bassissimi, eheh…

Grimaldi Forum  visto dal “cementino” della spiaggia di Larvotto è orrendo e degradato quanto le favelas brasiliane. E poco possono rimediare le palme in lontananza: in fotografia sembrano stecchini da denti con ciuffo. In primo piano invece abbiamo una magnifica pattumiera verde rana tropicale… Sotto poi troneggia un pomposo : “15mila abitanti per chilometro quadrato: è il record di densità abitativa”. Il record va al fotografo che in 14 immagini e nonostante il popolamento del territorio, riesce ad immortalare, non si sa come, soltanto otto persone: una di profilo, due lontanissime ed il resto di spalle…

Ancora: il famigerato Sporting appare, quasi per sbaglio, in lontananza: in un paio di scatti dedicati alle strade e torri di cemento… In una foto è adornato da una serie di gru… chi potrebbe sospettare che quella strana cosa con colonne ed archi non è un ponte autostradale ma l’edificio che ogni stagione estiva ospita le ugole più prestigiose del mondo?…

Cosa dire della ridente “slike” che ritrae una scala e dei carrelli metallici su ruote?…La cosa tonda a sinistra potrebbe essere tanto una sputacchiera quanto un segnale stradale… Dabbasso il lapidario scritto recita che “il 70% dei depositi custoditi nel Principato non appartiene ai residenti…” e che c’entra??

“Slike”? Anch’io, qualche volta, mi lascio trascinare dalla estero follia… quando sono molto arrabbiata.  E ditemi, per piacere, perché tutti gli altri servizi contenuti in quella rivista portano delle foto appropriate? Come mai, ad esempio, un pezzo sulla “Figlia bella”  mostra l’attrice Goldie Hawn in compagnia di, appunto, sua figlia Kate?… perché non allietarci con, che ne so, un gruppo di omaccioni nerboruti e ubriachi da birreria tedesca?

Una botta di vita poi è la strana foto che ritrae un  pezzo di “Lady Beatrice”, natante enorme e lussuoso, in mezzo ad altre sue simili e con un primo piano di un signore in giacca blu e pantaloni rossi, malinconicamente spiazzato e piazzato sul zerbino davanti al ponticello d’accesso. Non fosse per lui e la stessa passerella  rivestita di tappeto blu, si potrebbe pensare di essere in presenza di  piccoli traghetti di linea… magari su qualche isola greca, ma ce ne sono anche sul lago di Brno…

Sarà l’età; non capisco le nuove espressioni artistiche… L’unica cosa che credo di comprendere è il perché le foto non recano le effettive didascalie descrittive. Insomma, esibire un sottopassaggio che conduce agli ascensori scrivendoci sotto di che cosa si tratta… il sottopasso sarà anche pulitissimo, lucido e con pareti in vetri verdeggianti, ma sempre corridoio pubblico rimane… Stampandoci sotto un bel “Deo Juvante”, motto dei principi di Monaco, il lettore darà sfogo alla sua fantasia pensando qualsiasi cosa… sarà un’entrata nel palazzo?…

Il Principato non è certamente un’isola felice e neppure un paese di Bengodi… E’ un luogo particolare, c’è chi dice unico al mondo. C’è chi lo vede in un modo e chi nell’altro: quasi tutti però lo criticano. Indubbiamente ha tanti pregi ed altrettanti difetti… il cemento delle sue torri di Babele è ogni presente e non sempre viene mitigato dalla presenza di bei giardini e da tante fontane. C’é lusso sfrenato e sbraitante in tutte le salse, ma c’è anche la silenziosa e decente “normalità”. C’é il bello ed il brutto, per tutti i gusti, insomma. Ci si può scrivere e fotografare di tutto: basta farlo in modo giusto…

Personalmente ho letto molti articoli sul Principato ed in tanti ho trovato delle inesattezze. Altri, anche se corretti,  contenevano un che di stonato dovuto, credo, ad una certa qual voglia di ridicolizzare… Polemiche a parte: spesso si finisce per mettere nel ridicolo quanto si ammira in segreto o quanto si vorrebbe possedere…  Dalle mie parti si dice che l’invidia addormenta la coerenza e si sa che la ricchezza degli uni è sempre stata una trave nell’occhio degli altri. Ma quello che mi ha fatto davvero travasare la bile è stata assoluta incoerenza tra il testo e le immagini che lo accompagnano…

Mi meraviglio di me stessa… era da un bel po’ di tempo che ho abbandonato la penna… ed allora mi dico: se un vecchio articolo ti fa un simile effetto: cerca, ragazza, cerca tra i cassetti ed infuriati, infuriati pure…:)

Copyright©2011  Vera Somerova VerSo
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
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Discussione

3 pensieri su “A Montecarlo si vive con i tacchi alti

  1. Carissima Vera, mi piaci quando sei così determinata, la foto è esilarante!
    Un caro saluto (ps:hai una mail) Tiziana 🙂

    Pubblicato da tizianatius | 1 dicembre 2011, 09:28
  2. Grazie, grazie:)
    …a volte un cane scrive meglio di un umano:)
    … ho visto la mail… abbi fede, arrivooo… ma dal FB sei già scomparsa:(

    Pubblicato da verso | 1 dicembre 2011, 19:52
  3. che dire… già a “cecoslovacca” avrei fatto fare un bel falò alla rivista, ammiro te che hai avuto la forza di continuare nella lettura…

    Pubblicato da trasloco | 2 dicembre 2011, 15:57

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