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Ieri, oggi… domani… (poesie)

Questa categoria contiene 13 articoli

Conchiglia

 

SANYO DIGITAL CAMERA

Tengo in mano
Una conchiglia
Ammiro
Le pareti perlacee
Azzurrognole
Delicatamente
Rigiro tra le dita
La casa perfetta
L’inquilino non c’è
E l’inaspettato mare
M’investe
Con onde di ricordi.

Copyright© Vera Somerova VerSo

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Alberi

dueE se
in quest’istante,
Per sortilegio
d’un fauno
prepotente
Per capriccio
d’un folletto
invidioso
Diventassimo
due alberi
persi in un’immensa
foresta;
Senza occhi
orecchie
gambe
ma
con mille braccia…
Cullati dal vento,
Verdi dalla pioggia
I nostri rami
si toccherebbero
e
intrecciati nell’abbraccio
millenario
fiorirebbero
ogni primavera
d’un rosa
carico di promesse.

Copyright© Vera Somerova VerSo

Bouganville

Violeggia

Bouganville

Sul vecchio muro

d’un maniero diroccato.

Allegra grazia

dei suoi fiori

accende di speranza

antiche pietre

Una coppia di ramarri

si rincorre gioiosamente

tra le sue foglie

Canta la cicala

una serenata senza fine

Ed io

Vorrei essere

Siepe, cicala e lucertola

In questo pigro pomeriggio

d’agosto.

 

Copyright©2011 Vera Somerova VerSo- inedita
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED

Poesia

 

Poesia…

Dell’anima melodia

Profumo d’infinito

Il pianto mai sopito

Poesia…

divorante angheria

Maschera d’arlecchino

Cinguettio del cardellino

Poesia…

Esilarante eresia

Gara senza traguardo

Bestemmia

priva di riguardo.

Poesia…

Un’incipiente pazzia

Crudeltà del foglio bianco

Affanno del cuore stanco

Poesia…

Fustigante furia

Un ricordo attempato

Un ricamo raffinato

Poesia…

Un’illuminata follia

Un seme che nasce

in terra brulla

Un chiodo

piantato

nel muro del nulla.

 

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo

“La collana di perle 2” EditSantoro 2010

Il fumo

Il fumo grigiastro di una sigaretta

un tango bramoso balla nell’aria…

Il tuo viso su una fotografia

mi conferma che non hai fretta

di uscire dalla mia vita vuota…

Ah, quanto è desolante

quell’attesa da mendicante!

Io tento di sopravvivere…

Nell’anima spalmo la marmellata

e sopra metto una fetta di prosciutto…

Quella di mirtilli…

l’ho sempre odiata…

Un pezzo di pane e rifinisco il tutto

con una torta ed una bottiglia di vino…

Nel miele impasto le mie pene

e sdraiata osservo la chioma di un pino…

Non so ancora se tagliarmi le vene

per assaporare che dalle mie ferite

gocciola il sangue colorato di rosso…

E vorrei urlare un insensato verbo…

E vorrei fuggire più lontano che posso…

Vorrei non avere il rancore che ti serbo…

Con una voce d’argento vorrei pregare…

Io… una poiana che non sa più volare…

 

“Lo sperone del gallo” Il Filo editore

Copyright © 2007

Vera Somerova VerSo

Bolero di Ravel

Stregata, stupita

ascolto rapita

di Ravel Bolero…

E vedo la mia vita

come un sombrero…

È solo un mucchio di paglia,

che mi rigiro tra le mani…

Sento un asino che raglia,

salutando il suo domani…

Beato lui, l’asino incosciente,

non chiede mai a nessuno niente,

ma avrà la biada dal contadino

e l’affetto dell’asina del vicino…

Mi sento un fungo,

con quel sombrero in testa

ed osservo a lungo

la folla di gente funesta

al funerale dei miei affetti…

Le anime loro piene di difetti…

Nei loro occhi vedo le travi,

e migliaia di naufragate navi,

piene di alghe… in fondo al mare…

È proprio qui che io devo stare?

Ad osservare questo bestiario

di personcine che sembrano per bene?

Loro valori stanno nel vestiario,

le loro lingue raccontano le pene

subite, inflitte, sognate, ipotizzate…

Di altri… non loro…

Ma quante cazzate!

Oh, Bolero di Ravel,

io ti ascolto…

e vorrei sparire in un cespuglio folto,

dove non arrivano le voci di quelle iene!

Sciacalli feroci con fruste e catene,

leganti e legati da centenarie scene

di ordinario disgusto e di pazzia!

Di un’educazione che non è la mia…

Oh, Bolero di Ravel!

Sentendoti adesso

vorrei vedere sparita in un cesso

una buona parte di quei signori

e di quelle signore coperte da ori

che fanno su e giù lungo il corso…

Sempre misurato è il loro percorso…

Sei passi in avanti

e quattro in galleria

e poi tutti quanti

a ber caffè dalla zia…

Misera poesia!

Oh, Bolero di Ravel,

ti sento ad occhi chiusi,

ed apro le labbra per baciare…

Tu, con la musica, il mio cuore usi

ed inciti il mio corpo ad amare…

Tu, canto sublime ed incantatore!

Tu, passione saliente dall’acre odore!

Tu, con le tue scale lente e tormentose!

Tu, musica da ballo dal profumo delle rose…

Prendi la mia mente ed annienta i miei pensieri!

Possiedi il mio corpo con quella ferocia di ieri!

Come una fiera belva affonda i tuoi denti

nella mia anima…

e regalami i fendenti

con i quali apri i miei portoni segreti…

Io sono un pesce preso nelle reti

di una follia passionale!

Tu, oh, canto sensuale!

Mi annebbi la vista!

Mi porti fuori pista…

Mi fai desiderare

di lasciarmi andare

ed amata…

ancora…

amare…

“Lo sperone del gallo”

Copyright©2006 Vera Somerova VerSo

Tramonto

E venne il tramonto,

Ultimo canto di battaglia

del giorno,

gladiatore moribondo

ma ancor sanguinario.

Baciato in fronte

dalla gentile musa,

con fantasia sconvolta

dalla dolcezza di brezza

marina:

dipinse il cielo di porpora

fiammante.

A lungo risero gli albatri

della stupidità

dei pesci,

prede inermi,

emersi per ammirare

la tavolozza felice.

Lentamente,

saziato,

quel riso moriva

nell’elegia ventosa

di lamenti e sospiri,

di sussurri e gemiti

dei pini non più verdi,

sposi di onde rossastre,

nell’ingegnoso

imbrunire

d’una magica

notte estiva.

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED

“Il profumo del loto” Edit Santoro 2010

Tormento dell’umanità

Eccomi qua… mi presento:

Dell’umanità io sono il tormento

Dell’albero secolare sono il fusto,

e sono divino… un cesare augusto

Eccomi qua, gioite, piccoli sciocchi!

Io sono i vostri sensi e sono i vostri occhi

Io sono il sapore di una nera sconfitta,

l’ultimo capitolo della vostra vita…

Io sono quello che vi ricorda che cosa fare…

Io sono colui che dovreste solo pregare…

Sono la luce nel cielo, l’aurora boreale…

Io sono il vostro sangue, la linfa vitale…

Si tratta di un ruolo che non ho scelto,

e mi ci trovo, controvoglia, fino ad adesso…

Vi devo confessare che ero poco svelto,

ed ogni tanto temo di esser stato fesso…

Io

non odoravo di zolfo e non avevo i lampi

Io non puzzavo di pesce

e non mangiavo gli scampi…

Io non mi sentivo un angelo caduto dal cielo,

ed a dire il vero…

non ero poi tanto bello…

E non urlavo e non dicevo le parolacce,

e non amavo per poi dire:

“non mi piace”…

Oh si, lui… lui lo faceva…

e come un pazzo godeva…

E quando in flagrante l’hanno preso:

Rideva!

Sì, quella volta che era andato con una puttana:

nessuno lo ha più visto

per un’intera settimana!

Ma lui era grande, poteva tutto…

Lui era… Satana!

Lui… ogni atto lo compiva con una speciale foga;

e si sentiva nobile,

un principe vestito di nera toga…

Ma poi lo hanno scoperto e dal paradiso cacciato

e lui fece le valigie… .

e sbeffeggiandomi:

se n’è andato…

Io…

sono rimasto con un triangolo in testa

a contare gli angeli vestiti da festa

Che noia divina, la notte dei tempi,

che calamità!

Adamo inventai, poi Eva…

e dopo tutta l’inutile umanità…

Ah, se avessi saputo quello che stavo facendo!

Senza pensare al dopo e scherzando e ridendo,

piuttosto avrei creato un altro pianeta

Ma ero ignaro e la terra mi sembrò perfetta…

E così da allora io vi perseguito:

Perseguitato!

Pensate soltanto alle volte

che mi avete chiamato,

pregandomi e gridando il mio nome invano:

nel mentre mi riposavo,

tranquillo,

sul divano…

Io vi ho creati a mia immagine e somiglianza,

ecco perché ancora non ho perso la speranza

e non vi ho eliminati tutti dalla faccia della terra!

E fino a quando ci sarà una sola anima sincera,

non vi manderò i fulmini e le saette

Giocate pure tranquilli a tre sette,

bevete il vino e fumate le sigarette…

E proliferate e moltiplicatevi contenti…

E mentite e picchiatevi sui denti

Uccidetevi e violentate i bambini,

voi, poveri stolti, voi vili cretini

Voi, criminali, bastardi e maiali…

Voi, pieni di soldi, privi di ideali

Voi che andate in chiesa a supplicarmi

e con i vostri cuori pensate di fregarmi?

Voi, che immaginate che con un’elemosina

i vostri peccati diventino una cosa minima…

Oh, voi che scagliaste la prima pietra,

su Maddalena… in quella notte tetra…

Voi, pieni di voglie e di desideri repressi

di montarvi l’un l’altro tra i cipressi…

Mi fabbricate le chiese, piene di altari

dove mi invocate, voi, emeriti somari!

Ma io sto nell’aria, mi trovo nella neve,

e voi non lo sapete

ma mi respirate lieve

come una polvere da strada…

Ed io…

Volo!

Nelle acque del mare poi nuoto:

da solo!

Mi sdraio nella sabbia ed ammiro il sole

e voglio solo gente che con il cuore

mi vuole!

Io sono un uccello che canta in paradiso,

e sono un sorriso sopra il vostro viso…

Io sono una rosa, un fiore profumato,

Io sono un’ape che vola sopra il prato,

Io sono una formica, un cane dimenticato,

Io sono la piaga sul petto di un mentecatto…

Mi piacciono le canzoni e detesto i vanti

ed odio i mea culpa e non sopporto i pianti!

Voi,

gregge di gentaglia di animo piccino,

voi, che credete d’avermi vicino…

Ma quanto vi sbagliate,

voi altri,

sul conto mio

Ora basta!

TREMATE!

Farò il Dio…

“Lo sperone del gallo”  il F i l o Albatros 2008

Pantera

Lucido
Le mie unghie
Affilate come
scimitarre
dei feroci saladini
Mi specchio
nel loro grigio perlato
d’acciaio damaschino
Lampeggiano gli occhi,
fari abbaglianti,
tremolanti segnali
delle navi
sperse tra oceani
in burrasca.
Che bramo
Io?
Ho già fatto a brandelli
il passato
Addentato saldamente
il presente.
Deposto in fondo all’armadio
la mia pelle umana
decorata da immagini
d’inutili pellegrinaggi
ai pendii
delle montagne sacre.
Ora
sfoggio
voluttuosa
lucida
pelliccia nera
sul corpo di donna
dal cuore di pantera.
Copyright©2010 Vera Somerova VerSo
(“Il profumo del loto” Edit Santoro)

Exodus

In fila indiana

Sulla costiera

Incedono lentamente

Grosse, Piccole, Lucide, Boriose, Bellicose

Trasformate in lumache loro malgrado

Potenti motori ronfano impazienti

Visi rassegnati scrutano il tuo orizzonte,

Mare

Sono qui per te

per celebrare la vacanza d’agosto

sudata, meritata… attesa per tutto l’anno…

La vacanza al mare.

Arrivano, arrivano

in partenze intelligenti…

Tutti insieme

Chissà come fanno

a ritrovarsi a migliaia

alle quattro del mattino

al casello autostradale

con i cannotti, le sdraio, ombrelloni,

suocere e figli in catalessi

ipnotizzati da Morfeo e

da cartelli pubblicitari.

Qua e là qualche cane

Latra rauco

Tristissimo

Per il mal d’auto

Ignaro della fortuna di non essere

stato abbandonato in qualche piazzola sperduta

Vedi il suo muso appiccicato

al lunotto posteriore

quasi tutt’uno

in uno sbalordito abbraccio

con il peluche del bambino

dal ciuccio pendente

adornato da rivoli di saliva

che fa le bolle ad ogni respiro

Dorme

Ripiegato su se stesso

come una bambola di pezza

La coda del cane tra le esili dita

quasi a farsi coraggio entrambi.

Arrivano, arrivano

Oggi prendono il possesso

degli alloggi,

disfano i bagagli,

s’accusano per le cose dimenticate.

Ma domani

Saranno tutti da te,

Mare

A contendersi un pezzo di spiaggia

a colpi d’ombrellone

A stendere gli asciugamani

per delimitare il territorio

Spalmarsi di quintali di creme

Fare i castelli di sabbia

Ingoiare chili di gelati

Illudersi che questo è proprio la vacanza

che hanno sognato per un lungo anno.

La sera tutti in pizzeria

A bruciare i risparmi

In una capricciosa,

marinara o quattro stagioni

Annaffiata da birra alla spina annacquata

I più modaioli

Fanno la fila

Audaci

Davanti al bar sushi

Da veri fricchettoni

Per ingoiare

Pezzi di pesce crudo

avvolti in alghe dall’odore strano

E sbevazzare il liquore di riso

che farebbe orrore

anche ai veri samurai.

La notte cercano il sonno

sui letti scomodi

La suocera che russa

Il bambino piange

La pancia gorgoglia

per cattiva digestione

E tutti

rossi gambero

A grattarsi

la scottatura da tedesco

Presa nonostante

la spalmata coscienziosa

con mezzo barattolo

di crema anti scotatture

anti raggi ultravioletti

anti turista

E tu, Mare

Mandi le tue onde

impassibile

sulla costa…

E loro arrivano

Arrivano, arrivano

Per glorificare

Il Dio delle vacanze

Chiusi nelle loro

Macchine Amatissime

Comprate a rate

Iniziano la giornata combattendo,

novelli gladiatori,

per un posteggio vicino alla riva

disposti a pagarlo a peso d’oro.

Oh, mare

Tu che aborri le sardine sott’olio

e detesti il tonno in salamoia

Sopporta stoicamente

tutta questa nostra umanità accaldata,

arrossata, maleodorante, arrogante

ed accalcata

Invasore delle tue coste.

Accoglici tra le tue braccia generose

Proteggici da

Scottature solari

Meduse urticanti

Alghe velenose

Ombrelloni piantati nei piedi

Bambini con i fucili ad acqua

Vicini d’ombrellone rumorosi e ficcanaso.

Liberaci dai

Seni plastificati esibiti con incosciente orgoglio,

spaventosamente ritti come i faraglioni di Capri

e

Chiappe scoperte da lottatori di summo

adornate da bikini con dietro a filo interdentale

Salvaci dai

Vucumprà

Posteggiatori abusivi

Massaggiatrici tailandesi

Venditori di cocco

Perdonaci

e

Benedici noi tutti

D’azzurro

dall’alto della tua immortalità.

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED

VerSo

Poesie? Ne ho scritte tante… ora mi aspetto che qualcuna di loro scriva me…
dicembre: 2017
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