//
archives

Poesie irriverenti

Questa categoria contiene 4 articoli

Le nozze verdi (Mio fratello si sposa)

Ah,

disse scocciata lei

Uh

Uscì dalle labbra di lui

Strette, per la verità

in una smorfia

non si sa se di disgusto

o di terrore…

“Mi chiudi la cerniera lampo…”

più che domanda

un ordine

secco

che non ammetteva repliche…

“Vuoi uscire vestita in questo modo?”

e questa si che era una domanda

disperata

che non prevedeva

una risposta

ma era un avvertimento,

una disapprovazione,

un grido d’aiuto…

“Sembri una nuvola di panna montata!”

o crema impazzita

uscita da un cono

o meglio cilindro

cilindro magico

del cappellaio pazzo

ma no

lei non è Alice

e questa visione

è già tanto orripilante

che di per se basta

a costringere ogni uomo

dotato di pupille vedenti

andare a chiudersi nel cesso

e vomitare

con tanto di dito in bocca

per non essere costretto

a portarla

conciata in quel modo

nel circolo della pagaia

dove quegli stronzi dei suoi amici

lo aspettano al varco

per ridere in coro

sghignazzare ferocemente

di lui

vestito da pinguino

di lei

che sembra un cono di gelato

in verità

anche rancido…

“Che hai… sei verde…”

verde pistacchio

verde rana

verde vomito

verde quella cassa di birra

verde quella luce

che gira in tondo

un ufo

un elicottero

un prete verde

verde

verde…

“E con il potere che mi è conferito

vi dichiaro marito e moglie…”

“Ora puoi baciare la sposa”

verde…

 

E nel circolo della pagaia

tra i tavoli imbanditi

si festeggia

un matrimonio

poco voluto

dovuto

in nome di una pancia

non proprio piatta

di un “amatevi e procreate”

preso troppo alla lettera

e forse prima

del tempo…

Ma quale tempo?

Dovuto ma non cercato

per riflettere

pensare

prima degli abbracci

e baci

troppo focosi

troppo appiccicaticci

troppo dolci

troppo mielosi…

Il taglio della torta

Il taglio della cravatta

Il taglio della sua bocca

Non tanto bello

Obliquo

Storto

Un quadro di Picasso

Come storta è la bottiglia

Di whiski stagionato

Scollato

Per metà

Sorrisi di sghimbescio

Pacche sulle spalle

Alla vostra salute!

Verde…

 

La mano maschile

Pelosa

Nervosa

Paurosa

Appoggiata sulla pancia di lei

Bellissima

in quella nuvola d’organza…

Un calcio forte

Fortissimo

Un maremoto sciabordante…

Un’ondata d’amore folle

Caldo

Avvolgente

Per lei

Per la sua pancia

Per il circolo della pagaia

Per la torta alla panna

Per la panna

Per il mondo intero…

Oddio

Ma lui

Là dentro

Protetto nel suo liquido

Amniotico

Verde…

Verdissimo

Piccolo ranocchio

Piccolo

Piccolo

Ma gigante

Lui…

Inno sull’eternità…

Lui

Lo sa

che io

sono

suo padre?

Copyright©2011 Vera Somerova VerSo
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED

 

dipinto è di Marc Chagall “Sogno di una notte di mezza estate”

 

 

La televisione uccide

“La televisione uccide l’intelletto”

disse la signora Tina

mescolando la salsa di pomodoro…

“Eh già…”

rispose il signor Pino

grattandosi, distrattamente, il capoccione

perché lui aveva proprio un capoccione

non una testa qualsiasi

quasi un globo

tondo

pelato

lucido.

Sudava, il signor Pino,

sudava come un maiale.

“Sudi come un maiale”

mormorò la signora Tina

o, meglio, bofonchiò

sotto i baffi

perché la signora Tina aveva i baffi

non proprio da gendarme

ma ci si avvicinava…

“E spegni quello schifo, è una vergogna”

La vergogna era una ballerina

mezza nuda

tutta cosce, tette e culo

e la signora Tina

non sopportava proprio

che quel deficiente di suo marito

sbavasse per cinquanta chili di carne

fasciati da due scampoli

di volgare stoffa colorata.

A me tanto schifo non sembra

pensava il signor Pino

tenendo ben serrate le labbra

per non farsi sfuggire neanche

un suono di approvazione,

peggio: un lamento di piacere…

E che piacere…

I cinquanta chili si muovevano

sinuosamente sul palco

mostrando generosamente

il mostrabile…

ed il dolce ondulare delle chiappe

portava il signor Pino in paradiso

d’immaginazione

di poter

magari

avere

la possibilità

ancora

ancora

di toccare

sfiorare

amare

penetrare

dare

avere

avere…

Un’erezione…

Ecco… ci siamo quasi

Forse questa volta…

“Sudi come un maiale”

borbottò il sugo di pomodoro

“…e spegni quella cosa, scimunito!”

“….la televisione uccide l’intelletto!”

.…..la televisione uccide……

…….la televisione uccide…….

Forse era meglio spegnerla

pensò il signor Pino

osservando la televisione

sul pavimento

Rotta…

silenziosa…

senza la ballerina

ma con il sugo di pomodoro

ed i cento chili

della signora Tina

sotto…

Silenziosi,

stranamente…

Forse era meglio…

sorrise il signor Pino…

Accarezzandosi…

La sua più grossa erezione.

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo

Vacche grasse

“È finito

il periodo di vacche grasse”

si soffia il naso

rumorosamente

il macellaio Antonio…

Lui si

che è esperto in materia

Se non lo sa lui

chi altri ?

Le massaie in fila

annuiscono vigorosamente

“Le solite fettine?”

Già

le fettine al martedì

il pollo al mercoledì

il ragù al giovedì

ed il venerdì ti frego:

mangio il pesce…

“Ci tocca stringere la cinghia…

è quasi un chilo, lo lascio?”

Tanto lo lasci lo stesso…

Sgomenta

allargo le braccia:

un chilo di fettine

a peso d’oro…

Guardo in cagnesco

pacchiano collier

d’oro e brillanti

sul collo della moglie

alla cassa…

Mi sorride

con i denti

d’oro…

Scintillante

d’un opulento piacere

lei

e l’ultimo modello

della mercedes

davanti alla macelleria

Pagato

con le mie fettine

d’un povero vitello

soppresso per

ingrassare me

ed ingrossare

le tasche di Antonio.

Da domani

divento vegetariana…

È finito

il periodo di vacche grasse…

Copyright©2010 Vera Somerova

Exodus

In fila indiana

Sulla costiera

Incedono lentamente

Grosse, Piccole, Lucide, Boriose, Bellicose

Trasformate in lumache loro malgrado

Potenti motori ronfano impazienti

Visi rassegnati scrutano il tuo orizzonte,

Mare

Sono qui per te

per celebrare la vacanza d’agosto

sudata, meritata… attesa per tutto l’anno…

La vacanza al mare.

Arrivano, arrivano

in partenze intelligenti…

Tutti insieme

Chissà come fanno

a ritrovarsi a migliaia

alle quattro del mattino

al casello autostradale

con i cannotti, le sdraio, ombrelloni,

suocere e figli in catalessi

ipnotizzati da Morfeo e

da cartelli pubblicitari.

Qua e là qualche cane

Latra rauco

Tristissimo

Per il mal d’auto

Ignaro della fortuna di non essere

stato abbandonato in qualche piazzola sperduta

Vedi il suo muso appiccicato

al lunotto posteriore

quasi tutt’uno

in uno sbalordito abbraccio

con il peluche del bambino

dal ciuccio pendente

adornato da rivoli di saliva

che fa le bolle ad ogni respiro

Dorme

Ripiegato su se stesso

come una bambola di pezza

La coda del cane tra le esili dita

quasi a farsi coraggio entrambi.

Arrivano, arrivano

Oggi prendono il possesso

degli alloggi,

disfano i bagagli,

s’accusano per le cose dimenticate.

Ma domani

Saranno tutti da te,

Mare

A contendersi un pezzo di spiaggia

a colpi d’ombrellone

A stendere gli asciugamani

per delimitare il territorio

Spalmarsi di quintali di creme

Fare i castelli di sabbia

Ingoiare chili di gelati

Illudersi che questo è proprio la vacanza

che hanno sognato per un lungo anno.

La sera tutti in pizzeria

A bruciare i risparmi

In una capricciosa,

marinara o quattro stagioni

Annaffiata da birra alla spina annacquata

I più modaioli

Fanno la fila

Audaci

Davanti al bar sushi

Da veri fricchettoni

Per ingoiare

Pezzi di pesce crudo

avvolti in alghe dall’odore strano

E sbevazzare il liquore di riso

che farebbe orrore

anche ai veri samurai.

La notte cercano il sonno

sui letti scomodi

La suocera che russa

Il bambino piange

La pancia gorgoglia

per cattiva digestione

E tutti

rossi gambero

A grattarsi

la scottatura da tedesco

Presa nonostante

la spalmata coscienziosa

con mezzo barattolo

di crema anti scotatture

anti raggi ultravioletti

anti turista

E tu, Mare

Mandi le tue onde

impassibile

sulla costa…

E loro arrivano

Arrivano, arrivano

Per glorificare

Il Dio delle vacanze

Chiusi nelle loro

Macchine Amatissime

Comprate a rate

Iniziano la giornata combattendo,

novelli gladiatori,

per un posteggio vicino alla riva

disposti a pagarlo a peso d’oro.

Oh, mare

Tu che aborri le sardine sott’olio

e detesti il tonno in salamoia

Sopporta stoicamente

tutta questa nostra umanità accaldata,

arrossata, maleodorante, arrogante

ed accalcata

Invasore delle tue coste.

Accoglici tra le tue braccia generose

Proteggici da

Scottature solari

Meduse urticanti

Alghe velenose

Ombrelloni piantati nei piedi

Bambini con i fucili ad acqua

Vicini d’ombrellone rumorosi e ficcanaso.

Liberaci dai

Seni plastificati esibiti con incosciente orgoglio,

spaventosamente ritti come i faraglioni di Capri

e

Chiappe scoperte da lottatori di summo

adornate da bikini con dietro a filo interdentale

Salvaci dai

Vucumprà

Posteggiatori abusivi

Massaggiatrici tailandesi

Venditori di cocco

Perdonaci

e

Benedici noi tutti

D’azzurro

dall’alto della tua immortalità.

Copyright©2010 Vera Somerova VerSo
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED

VerSo

Poesie? Ne ho scritte tante… ora mi aspetto che qualcuna di loro scriva me…
agosto: 2017
L M M G V S D
« Mag    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 60.070 follower

COPYRIGHT © Legge sul diritto d’autore (Legge n.633/1941) Ogni opera a mio nome -scritta o dipinta- contenuta nel presente blog è originale e personale di mia esclusiva produzione, pertanto coperta da copyright e tutelata ai sensi delle normative in materia (Legge 22 aprile 1941 n.633 e Decreto Legislativo 9 aprile 2003 n. 68) Alcune immagini pubblicate in questo blog sono state reperite nel Web in quanto considerate di pubblico dominio e/o liberamente scaricabili previa segnalazione della provenienza. Il copyright è degli aventi diritto. Qualora si ritenga che uno o più files qui presenti ledano i diritti di copyright, si prega di avvisare. Si ricorda che qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione dell’autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della Legge 22 aprile 1941 n. 633.