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Il profumo del loto (antologia con la mia prefazione)

“Il profumo del loto”

Antologia poetica, autori vari, Edit Santoro 2010

Uno stralcio della prefazione a mia firma:

Il giorno in cui fiorì il loto,
ahimè, la mia mente era persa
e io non me ne accorsi.
Il mio cestino rimase vuoto
ed il fiore inosservato.

Ogni tanto però
una tristezza mi prendeva,
mi svegliavo dal mio sogno
e sentivo nel vento del sud
la presenza dolce di una strana fragranza.

Quella vaga dolcezza
come desiderio tormentava il mio cuore
sembrava l’alito ardente dell’estate
in cerca di soddisfazione.

Non sapevo allora
che era così vicina
che era già mia
che questa dolcezza perfetta
era fiorita
nel profondo del mio cuore.

Rabindranath Tagore (1861 – 1941)

scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo indiano: premio Nobel per la letteratura 1913

Il profumo del loto

Per chiunque ami la poesia, questa silloge -dal titolo che evoca profumi, terre e culture lontane- sarà una piacevole sorpresa.

Loto, pianta acquatica dai principeschi fiori, suscita nell’uomo -sin dai tempi antichi- un’ammirazione talmente forte e sconfinata da circondare la sua fioritura da un’aura di misticismo e sacralità. Del resto, cosa mai avranno potuto pensare i popoli primitivi di fronte allo sbocciare del fiore di loto dal melmoso fondo di uno stagno? La grazia, la purezza delle forme e dei colori, il profumo inebriante che il fiore sprigiona… tutte queste caratteristiche erano viste come una mirabile opera divina.

Nel corso degli anni, vari credo religiosi e popolari, hanno attribuito al fiore di loto proprietà e caratteristiche d’ogni genere. Nell’antica Grecia era simbolo di bellezza, acclamato il “fiore dei fiori” ed i suoi petali si usavano per adornare la fronte delle giovani spose e regine. I Romani chiamavano il fiore di loto “junonia rosa”, in onore a Giunone, e lo consideravano un simbolo di fertilità e d’unione amorevole. Per gli Egizi, il loto era personificazione stessa della forza creatrice primordiale. Iside lo portava sul suo scettro a significare la fecondità del fiume Nilo. In India, i Buddisti rappresentano Budda seduto su un fiore di loto allargato.

Non a caso il loto è citato nelle antiche scritture come, ad esempio, Antico Testamento, leggende del Giappone, libri di Canti Cinesi, scritture vediche Indiane, Odissea…

Secondo tutte le culture orientali, il fiore di loto simboleggia la purezza e la perfezione della vita stessa, e questo soprattutto per la sua caratteristica naturale di rimanere sempre pulito. Il suo seme, durissimo e resistente, può rimanere nascosto nel fango per centinaia d’anni, inattivo, per poi risorgere alla nuova vita… ed è sicuramente da questo che nasce l’alone d’immortalità che lo circonda. Tutte le parti di questo fiore sono commestibili ed apprezzate da oltre un millennio per le loro proprietà antidiarroiche, febbrifughe e vitaminiche, confermate anche da recenti studi scientifici.

Il processo della crescita del fiore di loto simboleggia un’ascesa spirituale alla ricerca di comprensione dell’universo. Si osservi che la pianta nasce nel fango, sinonimo di tutto ciò che è materiale; si forma al buio come buia è l’ignoranza, che impedisce di vedere la verità nella vita. La neonata pianticella si tende verso l’alto, attratta dal calore e dalla luce del sole, allo stesso modo in cui gli esseri umani crescono cercando l’amore e la verità. Gli steli, lunghi e molto resistenti, pieghevoli ma impossibili a spezzarsi, rappresentano lo stretto rapporto che esiste tra due persone che si amano o tra appartenenti ad un nucleo familiare. In cima, le piante di loto hanno una foglia rotonda di grandi dimensioni ed un fiore che si dischiude ai primi raggi del sole mattutino, a poco a poco, un petalo alla volta, allo stesso modo come si apre all’illuminazione ed alla vita spirituale un essere umano. Il fiore rimane saldamente attaccato con le radici al fondo melmoso, ma segue il flusso d’acqua, galleggia e si muove liberamente nel ciclo incessante della vita: sbocciando all’alba e chiudendosi al tramonto.

Il fiore di loto è spettacolarizzato nelle arti grafiche ed architettoniche non solo orientali, osannato dai poeti e scrittori per la sua perfezione ed eleganza, considerato dai filosofi come l’esempio per incitare a persistere negli sforzi tesi ad affermare la parte migliore di se stessi…

“Il profumo del loto”: quale migliore titolo, dunque, per un’antologia di poesie, laddove la parolaantologia” deriva dal greco “anthología” dal significato originario di “raccolta di fiori” (da “ánthos“, “fiore”, e “légo“, “scelgo, raccolgo”)…

 Ancora oggi, se rivedo Lei

dal volto simile alla Luna,

nel principio della giovinezza,

coi seni ricolmi e la pelle bianca,

con le membra estenuate dal fuoco

delle saette d’Amore, il mio corpo

è percorso da un fremito, bevo la

sua bocca stringendola fra le braccia,

come fa un’ape col fiore di loto.

(Bilhana, poeta indiano, XII° secolo)

No, in questa raccolta non ci sono poesie che parlano del fiore di loto e delle sue innumerevoli virtù; ma è come se lui, il fiore dei fiori, spandesse sulle pagine del libro un’impalpabile polvere creativa che accompagnerà il lettore nell’affascinante percorso poetico tra fulminee metafore, astrazioni visionarie, canti solari, dichiarazioni d’amore o intense grida del dolore…

Non c’è un ordine strutturale in quest’antologia, non c’è un’architettura interna, non ci sono sezioni, suddivisioni, ripartizioni. Del resto, sarebbe arduo voler classificare e costringere in una cornice rigida poesie d’autori tanto dissimili tra loro, diversi per provenienza, età, formazione, stile espressivo e muse ispiratrici.

[…]

Solo chi ha provato, potrà comprendere che cosa significa estrarre dall’oceano della lirica esistente odierna, presenze insolite e meritevoli. La scelta è –necessariamente- sempre arbitraria. I componimenti selezionati e presenti in questa silloge sono perlopiù brevi. Molti trovano le loro occasioni di nascita in eventi apparentemente comuni, metafore del quotidiano… altri in un rapporto amoroso, felice o logorante…altri, ancora, si rifugiano nei sogni. La tavolozza della musa ispiratrice è particolarmente ricca di tonalità e degna di penne tra le più eccelse: nostalgia e sconforto si mescolano con felicità folle e tormento amoroso, passionalità s’amalgama alla gioia, dolore s’accompagna al desiderio e pentimento…

Ci si domanda come attirare un lettore a sfogliare una raccolta di poesie, di soffermarsi su tutte o alcune, di ritornare sui versi già letti per assaporare nuovamente il sentimento, la passionalità, le metafore ivi contenute. Va da sé che il lettore si sostituirà a chi ha curato l’antologia, sarà d’accordo o meno con le scelte attuate, cercherà le distinzioni tra le diverse linee tematiche, gioirà di taluni canti e disquisirà sugli altri, emetterà sentenze lapidarie per poi tornare sui propri passi con assoluzioni clementi. E forse sta proprio in questo il pregio di una silloge: la possibilità per il lettore di riformulare una propria idea antologica.

[…]

Ma c’è di più: la straordinaria varietà d’opere qui contenute è arricchita dalla presenza d’alcune poesie in prosa e di un racconto tutto da gustare.

Il reticolo di segni, di simboli, di corrispondenze nell’affannosa ricerca dell’eterno nell’effimero, il sentimento che tutto esalta, trasformano questa raccolta da una lettura avvincente e piacevole, in un vero e proprio incontro con un istante di magia poetica, capace di accendere nell’animo del lettore una luce durevole.

 Dott. Vera Somerova

 

 

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VerSo

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