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La collana di perle 3 Rubino (antologia con la mia prefazione)

“Collana di perle 3 Rubino” antologia poetica, autori vari

Istituto Europeo Pegaso Onlus, 2011

 

PREFAZIONE

 

“Chi desidera capire il poema

Deve recarsi nella terra della poesia,

Chi desidera capire il poeta

Deve andare nella terra del poeta.”

Johann Wolfgang von Goethe

Scrivere una prefazione ad un’antologia di poesie è sempre un compito travagliato. Le domande, spontanee, ruotano intorno a mille dilemmi:

Che cos’è la poesia? Perché scegliere proprio questo o quell’altro poeta… questa o quell’altra poesia? E, nel nostro caso: perché chiamare un’antologia “Collana di perle”? Perché non rubini, zaffiri, smeraldi o diamanti, se di collana deve trattarsi? E per quale motivo “Collana di perle… Rubino”?

Si afferma che una collana di perle non passa mai di moda ed è un regalo sempre gradito… Rubino poi è rosso sangue e sangue è, per l’antonomasia, vita…

La Perla, oltre ad essere simbolo femminile, presso i greci era l’emblema d’unione amorosa felice. Sferica, lucente e pura… nasce dal dolore e sforzo di un piccolo mollusco che un giorno trova sul suo cammino un granello di sabbia. Il vile sassolino s’insinua nel corpo dell’ostrica e lei, per proteggersi, comincia a secernere una sostanza cristallina, liscia e dura, intorno all’estraneo. Questa sostanza si chiama madreperla. Fino a quando l’invasore resta nel mantello, l’ostrica continua il suo lavoro e strato su strato, dopo qualche anno l’alieno diviene una splendente gemma…

Le poesie… non nascono forse in un modo molto simile? L’input viene dall’esterno e qualsiasi esso sia, penetra nell’animo nudo e sensibile del poeta come quel granello di sabbia nelle carni dell’ostrica… vi si radica, cresce, si agita, naviga nei territori inesplorati della mente per assumere sembianze d’un angelo o d’un demone… In mezzo ci sono molte sfumature perché la tavolozza d’un poeta non è mai semplicemente bianca o nera… L’amore, gioia, esaltazione, passione, eros, paura, dolore, terrore, sconforto… tutte queste emozioni e sentimenti, spesso contrastanti tra loro, sono generati da quel pietrisco esistenziale ed il poeta, per proteggersi, secerne l’inchiostro poetico e trasforma questo interno maremoto in una poesia…

Il rubino, pietra di passione, già associato alla forza del fuoco, oggi è un simbolo del coraggio, d’amore e di misericordia divina. Racchiude in se forza e combattimento, ed il suo rosso è il colore della vita, della giovinezza e dell’eternità dei sentimenti.

Il lettore è dunque avvertito: già con il titolo le curatrici dell’antologia intendono anticipare la nascita di un qualcosa di prezioso…

E così, come se passasse tra le dita…uno ad uno… i grani di una collana, ordinati in una successione lineare… il lettore vedrà snodarsi e moltiplicarsi le voci di poeti appartenenti ai vissuti e luoghi di provenienza molto diversi. Alcuni di loro sono già discretamente affermati, altri verginalmente esordienti, ma tutti lontani dalle spesso ingannevoli luci delle ribalte, e privi di quel narcisismo egoistico che di solito caratterizza quello che si potrebbe definire “il potere culturale istituzionalizzato”. Agli antipodi per i temi trattati, per il linguaggio e la creatività, ma uniti dall’amore per la poesia e dalla volontà di figurare nello stesso libro senza distinzioni di sorta: fa sì che quest’opera acquisti un’omogeneità insperata ed una magia particolare. La pluralità delle voci e dei temi trattati suggerisce un’immagine di ricchezza, senza per questo affermare che i criteri di scelta adottati non siano suscettibili di critiche e contestazioni circa il merito e valore di componimenti presenti. Le scelte personali sono sempre opinabili e le curatrici della presente raccolta ne sono ben consce. L’universo poetico italiano odierno è riccamente popolato, le antologie nascono quotidianamente e lasciando da parte le ragioni editoriali, gli addetti ai lavori s’interrogano sempre più spesso sui destini attuali della poesia. Lungi dal voler far parte di questo già innumerevole coro, vale lo stesso domandarsi se per caso la poesia italiana attuale non abbia più autori che lettori, e questo anche in considerazione del fatto che di regola si tratta di un genere di nicchia, alla larga dal cosiddetto pubblico di massa.

Ci troviamo in un tempo dominato da scienza e tecnologia, segnato da distruzioni ambientali e vacillare delle tradizioni culturali e religiose. L’uomo, prodotto del suo tempo ma atavicamente istintivo, avverte una fortissima nostalgia per una realtà diversa, ancora non delineata ma percepita come indispensabile per coprire i vuoti dell’animo. L’uomo poeta pensa all’eterno, all’infinito… osserva, interpreta, comunica. Vola nella fantasia tra spazi e tempi inesplorati, vibra tra il passato, futuro e presente, cattura la luce e si perde nelle tenebre per ritrovarsi vestito dei migliori intenti, fremente e pronto a catturare il pensiero e fissarlo, con le parole, nel verso.

“La parola è un’ala del silenzioscrisse Pablo Neruda.

Ed è il silenzio che apre le nostre menti alla parola, alla poesia. La parola poetica è silenziosa anche quando urla. Il suo silenzio si nutre di fruscio cartaceo di pagine sfogliate durante la lettura e fa più rumore di un jet in decollo, colpisce più d’un destro d’un peso massimo… La parola poetica ci circonda, fa parte di noi… la respiriamo con l’aria… In autunno si esibisce in voli audaci insieme con le variopinte foglie degli alberi… in inverno si unisce a fiocchi di neve… La primavera la vede spuntare sui prati in mille colori e profumi e d’estate la parola si nasconde tra le onde marine e spighe di grano.  La parola poetica può essere impertinente, beffarda, bruciante, seducente, violenta e ingiusta… ma sempre piena d’amore resta.

Il compito del poeta è catturare la parola giusta per dire le cose come le sente. Ci sono poesie, in questa raccolta, che trasmettono messaggi universali, creando un filo diretto con il lettore. Altre, più individuali ed introspettive, catturano colui che legge con la fragilità e la grandezza delle risorse dell’essere umano.   

[…]                                      

Le poesie si scrivono con sentimento ed il primo fra tutti: l’amore, regna sovrano in molti componimenti, nelle sue infinite forme e sfumature:

“sfioro i tuoi sussurri
con labbra vellutate
di rosa e di ambrosia”…
 (Mariapina Belfiore “Sfioro i tuoi sussurri”)

L’amore come appartenenza, gioia, prolungamento della propria esistenza, linfa vitale e mezzo di salvezza è osannato nei loro versi da molti poeti:

…”E sento in te Lo stesso mio ardore” … si augura Maria Carrassi nel suo “Amore infinito”

            ***

…”E ti amo nell’immenso infinito
di uno sguardo mai perso
”… canta Rosa Cristofaro (Rocrisa) nella poesia “Un Settembre d’estate”

            ***

…”Ed io, con un altro bacio, t’ho resa immortale per me”… (Claudio Malune “Imperituro nella memoria di due amanti”)

 L’amore è un invito all’essere amato d’intraprendere un viaggio in due:

 …”Prendimi per mano…
attraverseremo la notte
ci tingeremo di alba
cavalcheremo il vento”…
(Monica Doni “Prendimi per mano”)

L’amore è sensualità appena accennata:

…”Il tuo alito dovrà entrarmi
come un eco tropicale
tra i capelli”…
(Catherine La Rose “La collana di perle”)

 e profonda passione che ubriaca tutti i sensi:

…”Non salvarmi,
che l’unica scialuppa sia la tua bocca
che mi contiene”. 
(Tatiana Andena “Non salvarmi”)

L’amore è un pensiero, magari considerato “inutile”, forse doloroso, tormentoso ma già per il fatto d’essere presente: vivo e pieno d’una speranza che solo il cuore di colui che ama, conosce:

…”mi lascerò ancora tormentare,

dolcemente stuzzicare da te…..

stupidissimo, inutile pensiero d’amore”… (Mariella Mulas “Inutile pensiero”)

 L’amore è una lettera profumata di lavanda, nascosta tra pizzi e merletti in un antico cofanetto:

…”Mio adorato Vi amerò
come la luna ama le stelle
che impazzite m’accendono il cuor”…
(Patrizia Portoghese “Lettera d’amore”)

L’amore è ricordo di un dolce momento:

…”cuore che palpita dalle emozioni  di ricordi e di sogni”. (Miguel Capriolo “Sguardo”)

 L’amore è consapevolezza, sicura del presente e fiduciosa per il futuro:

…”Io so..che m’ami..
e ancora mi amerai..
perché della stessa

sostanza..siamo fatti…
d’aria e di parole”… 
(Assunta Castellano “E ti amai”)

L’amore è possesso, la voglia d’aver l’essere amato in esclusiva, ed ecco che s’affaccia la gelosia:

…”gelosia, amica nemica di te stesso

illogica e senza nessun nesso

arriva alle spalle e ti soffoca lentamente”…( Pino Boccanfuso “ Gelosia, amore passionale”)

L’amore è un’attesa struggente… dove speranza si unisce all’incertezza e l’anima si affida ai sogni:

…”tra i silenzi dell’anima nell’incertezza di un suo ritorno per non morire lo attendo,

lo attendo in un sogno”… (Anna Maria Mustica “Lo attendo in un sogno”)

***

…”Ti cerco, ti aspetto
in questa notte annunciata
ed intanto arriva l’alba
ad illuminarmi il cuore di speranza”…
(Maria D’Ippolito “La tua ombra”)

Ma l’amore può anche finire, trasformarsi in una tormentosa e dolorante ferita che stenta rimarginarsi:

Ho amato

Ho odiato                                                                                                                                       

ti ho inseguito

ho sussultato

solo per sentire la tua voce”…(Rosa Cassese “Ho amato”)

E quando l’essere amato si mostra nella sua vera essenza, l’amore diventa una disillusione c

h

e diventa una bruciante accusa:

…”Che ne sai…tu,

del freddo che non riesci a scaldare,

del sorriso che sa di carnevale”… (Mary Buscicchio “L’amante”)

La poesia è certo il migliore modo per esprimere tutto ciò che agita un cuore sensibile. L’uomo è come un fragile stelo d’erba mosso dal vento della vita:

“Come pendolo oscilla

l’umanità incostante”  (Tiziana Tius)

e la poesia diventa una casa accogliente, un rifugio:

…”E mi perdo nel tuo oceano immenso

…Sei tu il mio rifugio…

oh! Dolce poesia”… (Antonella Murabito)

L’essere umano gioisce e poi si dispera, ama ed odia, mescola onnipotenza con paura e sconforto, piange e si sfiducia per tornare ancora a sperare…

…”Speranza tu sei la mia salute

che ispiri il mio cuore amareggiato

per guarire il mio animo quasi morto”…(Giovanni Alberghina “Dolce speranza”)

…per tornare ancora a gridare… invocando:

…”Mi sono seduta sul letto del fiume

e ho pianto.

Sono salita in cima alla montagna

e ho gridato al silenzio.

Dov’eri Padre?” (Manuela Pana “Dov’eri?”)

A volte è la tristezza che avvolge l’anima con le sue catene crudeli ed è tempo di raccontare le favole:

“Conosco una donna triste

che scrive poesie d’amore per il cielo”

[…] (Sonia Demurtas “Favole”)

E di fronte alle malattie, menomazioni, dolori dei suoi simili, l’uomo poeta si fa solidale:

…”Io vorrei squarciare per voi

il velo della notte

che ricopre lo sguardo,

vorrei portarvi in volo

verso mondi sconfinati,

 vorrei farvi ascoltare

il dolce  respiro dell’universo”… (Lenio Vallati “Solidarietà”)

Qualcuno vede nei versi una vera e propria “salvezza” dalle brutture del mondo, dal quotidiano, dalle sconfitte personali.  A mio avviso e se di “salvezza” deve parlarsi, essa è più una possibilità per il lettore… Il poeta semplicemente tenta una via di fuga e non è detto che ci riesce. Gli abissi dell’animo poetico sono profondi al punto che lo stesso poeta non ne intravede i fondali ed è ogni volta una sorpresa… piacevole o sconvolgente, ma sempre formativa…

…”Al crepuscolo della via d’un cimitero
polpacci di vecchiaia incipriati

arrancano a fatica
sul solitario cigolio d’ossidate ruote.”…
(Federico Divari “L’ipocrisia delle anziane donne”)
oppure:

…”l’angoscia mi saluta
in quell’abisso di vuoto
come una piccola sciocca
pieno solo di me
del mio assordante respiro.”
(Roberto Massaro “La voce persa”)

Ed è sulle sponde di Lete, fiume dell’oblio tanto caro agli antichi greci, che il poeta siede e medita, da solo o in buona compagnia, magari con Dante che proprio là collocava il bagno purificante delle anime prima che s’involassero in paradiso:

“Sconfinano i segni,

vecchie indefinite ragioni,

tracciati nell’antico movimento

di corpi primari

e arcani impulsi,

vivi come allora.” (Gianluca Conte “A est di Lete)

Qualche volta il non pensare, dimenticare… appare la soluzione migliore:

 …”Dimenticare,

Risvegliarsi in un vicolo semibuio

La mia lanterna illuminerà dolcemente

L’anima”… (Donatella Camatta “Dimenticare”)

In questa raccolta non mancano liriche di denuncia di tanti mali che affliggono la nostra amata terra. L’amore per il bello, l’ammirazione per la natura conducono il poeta ad osservare con l’occhio critico l’incosciente arroganza che caratterizza il vivere quotidiano dell’uomo cosiddetto moderno:

…”Piove sui monti abbandonati e castigati,

sintomo dell’aggressione materiale;

piove sui mari dell’abbandono,

sintomo di solitudine profonda”… (Denis Cornacchia “Ultimo atto”)

Ed è un grido, un ammonimento, una sentenza lapidaria:

…“Il mostro è un grande artista

offusca il sole

con pulviscolo grigiastro…

Trasforma oceani dall’acqua limpida

in pozze di pece puzzolenti

Decora le ali d’albatri

con oleosi idrocarburi”… (Vera Somerova “Mostro”)

E, percorrendo un’autostrada, il poeta si sofferma sulle certo necessarie ma non attraenti gallerie:

“Bocche  fameliche

che ingoiano

metallo e plastica,

persone ed anime”… (Luigi Vicidomini “Mostruosità”)

I componimenti di questa raccolta sono situati su strade diverse, tutte gradevoli da percorrere. La ricerca della “perla” perfetta, quella che più piace, in questo paesaggio fatto da metafisiche apparizioni, emozioni, passioni e sentimenti, è compito del lettore. A noi che abbiamo raccolto ed infilato le perle nella collana, non resta che augurare una buona lettura, prendendo a prestito le parole del grande Gustave Flaubert: “Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi… Leggete semplicemente per vivere.”

Dott. Vera Somerova

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Poesie? Ne ho scritte tante… ora mi aspetto che qualcuna di loro scriva me…
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