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Lo sperone del gallo (prefazione di E. Piacentini)

“Lo sperone del gallo”

il F i l o

Copyright © 2007 Il Filo S.r.l., Roma

http://www.ilfiloonline.it

ISBN 978-88-6185-898-5

I° edizione febbraio 2008

stampato da Digital Team, Fano (PU)

Prefazione

Un lungo percorso poetico quello di Vera Somerova che conduce il lettore alla

scoperta di un complesso ed affascinante universo di passioni e sentimenti, primo fra

tutti l’amore, vero e proprio protagonista di molti componimenti. L’amore però non

è mai lo stesso, questi versi infatti esprimono le diverse sfumature di un sentimento

forte e, a volte, doloroso. Da una parte dunque l’amore che fa gioire, che esalta

l’anima regalandole la sensazione di librarsi in volo, l’amore desiderio, passione dei

sensi; dall’altra invece l’amore che reca dolore. Questa sofferenza non è solo quella

dell’autrice ma anche quella di altri volti che compaiono lungo la raccolta:

[…]

Triste è la sorte

di donne innamorate,

nel nulla vissute,

al passato ancorate…

Le donne smarrite,

perdute e ritrovate,

dal dolore cresciute,

nel tormento rinate…

[…]

(Amori di donne)

Gli uomini a volte ingannano, sono solo “parolai”, fingono un amore che in

realtà non provano; ma la sofferenza insegna, o almeno dovrebbe farlo, come auspica

la stessa autrice: “Ma il passato dolore/non ti è bastato?” (A casa).Le donne

invece in questi versi si regalano con sincerità e generosità , tendono le braccia aperte

all’amato. L’amore è la forza magnetica che polarizza l’intera raccolta lungo la

quale l’autrice scruta i minimi sussulti, i momenti, gli istanti che compongono questo

vitale sentimento. L’amore si esprime anche nella dimensione dell’attesa, minuti lunghissimi

e spietati sono quelli che separano due innamorati; gli attimi sembrano non

passare mai e la mente s’inganna disegnando il volto dell’amato. Il doloro derivante

dall’assenza logora, toglie il respiro, è quasi una sofferenza fisica:

Sanguino

dentro la mia anima…

Piango

le mie lacrime di sale…

Tu non ci sei…

ed il tormento,

fortemente doloroso

assale tutto il mio essere…

[…]

(L’uomo di mille donne)

Lungo questa raccolta diversi volti di donna, diverse presenze, prima fra tutte

Penelope, simbolo dell’attesa per eccellenza, “donna negante,/negata agli affetti

altrui…” (Penelope, ancora lo attendi?) che nella sua profonda fedeltà si nega alla

vita attendendo il ritorno dell’amato Ulisse. Ma Penelope non è sola, prendono

forma sulla pagina bianca anche Lesbia, Giulietta, Cenerentola, tutte donne che

amano, nella finzione letteraria o, nella fantasia magari, ma questo non è importante

perché l’amore, reale o immaginario, è sempre lo stesso.

L’amore è forse un sogno, una dimensione onirica intangibile ed inattingibile

nella sua essenza? Quella dell’amato è dunque solo “un ombra”? Qual è la vera

natura di questo complesso eppure irrinunciabile sentimento?

[…]

Ti sto sognando?

Sei la mia ombra?

Sei il sogno di un’ombra?

Sono un’ombra in un sogno?

Mi sveglierò?

Tutto si dissolverà?

[…]

(La parola amore)

Ma l’amore può essere anche rabbia, quella che nasce dal dolore, dalle offese

passate, dalle ferite profonde, quelle dell’anima che faticano a cicatrizzarsi.

La poesia è lo strumento adeguato a gridare il dolore e la rabbia; attraverso

questi componimenti l’anima si libera dai passati travagli librandosi in aria per

esaltare tutta la gioia della vita. La sofferenza cessa, en rimane traccia solo nei

versi che colorano “la pagina bianca”. La potenza dell’amore è talmente forte ed

impetuosa che le parole non riescono a contenerla, ad arginarla. Le parole non

sono abbastanza, sono insufficienti ad esprimere ciò che l’anima sente.

Spesso l’amore si lega ai ricordi del passato, ad esperienze che hanno lasciato,

nel bene e nel male, un profondo segno nella coscienza. L’amore vive quindi nella

dimensione della memoria e proprio per questo le emozioni continuano a vivere e

a bruciare, istante dopo istante, sotto la pelle:

Il profumo di quella sera

mi resterà a lungo dentro…

Quei discorsi sulla scogliera,

e quattro passi nel centro…

Parlammo, sereni, per ore ed ore:

di nulla, di tutto, del mio dolore…

E discutemmo a lungo di un verso

e volevamo cambiare l’universo…

[…]

(Napoli)

Di fronte al dolore, ai tormenti dell’amore l’autrice vorrebbe farsi pietra,

vorrebbe sentire la vita prosciugarsi, la coscienza divenire arida, insensibile, così

da essere più in grado di soffrire. Uno stato d’intorpidimento dell’anima potrebbe

infatti rivelarsi l’unica soluzione alle pene d’amore. La pietra non ama, non sente

l’avidità del desiderio, la sofferenza della nostalgia.

Il percorso poetico di Vera Somerova non ruota però tutto intorno all’amore;

l’autrice tenta infatti, proprio attraverso la poesia di definirsi, interrogandosi,

scrutandosi, enfatizzando diversi aspetti della propria personalità, interrogandosi

senza scrupolo alcuno:

[…]

Io sottomessa

Io innamorata

Io principessa

Io una fata

Io rosa selvaggia

Io assoggettata

Io poco saggia

Io appagata

Io impossibile

Io arrabbiata

Io incredibile

Io annebbiata

Io difficile

Io complicata

Io stupita

Io rapita

[…]

(Io)

Questa è dunque una poesia di desideri, di sogni, che esprime una profonda

vitalità ed un sincero attaccamento alla vita. Lungo il corso della raccolta l’autrice

rivolge il suo sguardo alla condizione umana, ai tanti dolori presenti nella realtà

circostante. Ironicamente Vera Somerova tratteggia gli aspetti più cinici della nostra

società: la falsità, l’attaccamento al denaro che riduce tutto a semplice merce.

Di fronte a questa realtà ipocrita l’autrice afferma il proprio modo di sentire la

vita, la propria autenticità di emozioni e sentimenti. Un diaframma separa l’autrice

da una società ipocrita, costituita da “iene” che non sono in grado di guardare

in faccia la vita senza i falsi pudori dietro ai quali si nascondono.

E i versi di questa raccolta vogliono anche gettare luce sugli orrori della guerra,

per ogni persona morta infatti ce n’è almeno un’altra che piange, che resta, che

continua a vivere lacerandosi nel dolore. E perché tutto questo?

L’autrice si augura che la sua “follia” non si estingua, proprio essa infatti è

alla base della poesia che necessita di uno sguardo puro attraverso il quale illuminare

il mondo. Vera Somerova è “una vecchia bambina” che sente ancora attorno

a sé, nei minimi dettagli della realtà circostante, la suggestione della poesia.

[…]

Mi sento una magia,

una pura follia,

ho l’idiosincrasia

per ogni ipocrisia…

Io, senza le catene,

io, privata delle pene,

io, nave ammutinata,

io, donna scatenata…

io, sogno dolce amaro,

io, la luce dentro il faro,

io, d’amore prigioniera…

tu…chiamami solo Vera..

(Sono quello che sono)

Eliana Piacentini

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Poesie? Ne ho scritte tante… ora mi aspetto che qualcuna di loro scriva me…
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